Passa al contenuto principale

Caro energia 2026: la via del risparmio energetico in azienda

Blog
Settembre 15, 2026
Rincaro del prezzo dell'energia elettrica nel 2026 e risparmio energetico in azienda

Nella prima settimana di settembre 2026 il Pun, il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica all’ingrosso, ha superato quota 200 euro a megawattora, attestandosi a 202,89 €/MWh contro i 194,14 €/MWh della settimana precedente (dati Gme, riportati da ANSA). Per chi si occupa di risparmio energetico in azienda (che si tratti di una PMI manifatturiera, di una catena retail o di un patrimonio immobiliare multi-sito), questo non è un numero astratto da bollettino economico: è la riga della bolletta che tra qualche settimana risulterà più pesante del previsto, e senza una diagnosi puntuale è difficile capire dove intervenire.

Il punto è che la volatilità dei prezzi energetici non è più un’emergenza episodica. È diventata la normalità con cui i responsabili tecnici e finanziari delle aziende italiane devono fare i conti ogni trimestre. E chi non ha visibilità in tempo reale sui propri consumi si trova a reagire ai rincari con lo stesso strumento di cinque anni fa: la bolletta, che arriva a consuntivo, quando ormai non si può più intervenire.

Perché il prezzo dell’energia elettrica è tornato a salire

L’aumento di inizio settembre ha due cause che si sommano. La prima è geopolitica: il conflitto scoppiato a fine febbraio 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran ha causato un blocco parziale dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il trasporto di gas e petrolio verso i mercati internazionali. La contrazione dell’offerta ha spinto al rialzo le quotazioni del gas naturale: il Ttf, l’indice di riferimento europeo, è salito a 43,5 €/MWh.

Poiché in Italia una quota rilevante della generazione elettrica dipende da centrali a metano, l’aumento del gas si trasferisce quasi direttamente sul prezzo dell’elettricità all’ingrosso. Il dato lo conferma con chiarezza: il Pun di agosto 2026 è risultato oltre il 75% più alto rispetto ad agosto 2025.

La seconda causa è più stagionale, ma altrettanto concreta: i consumi elevati per il forte utilizzo di impianti di climatizzazione durante l’estate hanno tenuto alta la domanda proprio mentre l’offerta si restringeva. È lo stesso meccanismo di consumi elettrici e picchi di domanda estiva che ha già portato l’Italia a un record storico di domanda elettrica nei mesi più caldi: quando prezzo e consumo salgono insieme, l’effetto sulla bolletta si moltiplica invece di sommarsi.

Non è un episodio isolato di inizio settembre. Già il 5 agosto 2026 il Pun aveva toccato 207 €/MWh nella media giornaliera, il livello più alto da gennaio 2023, spingendo l’Arera (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) a rafforzare la vigilanza sul mercato all’ingrosso, con un monitoraggio più tempestivo di prezzi, volumi scambiati e comportamento degli operatori (Corriere della Sera, 11 agosto 2026). Secondo i dati Terna citati nello stesso servizio, il 4 e il 5 agosto i consumi elettrici nazionali erano arrivati a 54 gigawatt, mantenendosi sopra i 50 GW nei giorni successivi: contro un picco di soli 33 GW nello stesso mese del 2025. Le cause indicate dall’Autorità sono le stesse riemerse a settembre: scarsità dell’offerta di gas sui mercati internazionali, aumento della domanda per le temperature elevate e limitazioni alla produzione elettrica in diversi Paesi europei per condizioni climatiche eccezionali (in Italia, la siccità del Po ha ridotto la producibilità di alcuni impianti idroelettrici a fiume).

Perché le ore serali costano di più

C’è un meccanismo tecnico che aiuta a capire perché, in queste fasi, il prezzo dell’energia non sale in modo uniforme durante la giornata. Dopo le 18, quando la produzione fotovoltaica cala, la domanda deve essere coperta da centrali a gas e, nei picchi più acuti, da impianti di accumulo (Bess, sistemi a batteria) o centrali a olio combustibile, tra le fonti più costose del mix energetico. Nel mercato elettrico il prezzo che si forma remunera tutte le fonti al costo dell’ultimo impianto che entra in funzione per soddisfare la domanda, il cosiddetto prezzo marginale: quando a coprire il picco serve un impianto costoso, il prezzo sale per tutti, anche per chi produce con fonti più economiche. Non a caso il Clean Spark Spread, l’indicatore con cui l’Arera misura il margine delle centrali a gas più efficienti, ha toccato il 5 agosto un livello record di 61,1 €/MWh, contro i 50,5 €/MWh di due giorni prima.

Per un’azienda, questo meccanismo ha un’implicazione pratica diretta: le fasce orarie in cui l’energia costa di più non sono casuali, e coincidono spesso con le ore serali in cui impianti e linee produttive restano accesi per inerzia più che per reale necessità.

Quanto pesano i costi energetici aziendali sui bilanci delle imprese

Tradotto in numeri di sistema, lo scenario è pesante. Le stime più recenti indicano per il 2026 rincari complessivi da circa 29 miliardi di euro tra famiglie e imprese italiane su elettricità, gas e carburanti: l’energia elettrica pesa per 10,2 miliardi (+12,9% rispetto al 2025), il gas per 5 miliardi (+14,6%).

Per le sole imprese manifatturiere, la forbice è ampia e dipende dalla durata del conflitto: si va da un incremento di 7 miliardi di euro l’anno in uno scenario più favorevole, fino a 21 miliardi qualora la tensione geopolitica dovesse protrarsi per l’intero 2026 con un petrolio stabilmente sopra i 140 dollari al barile. In termini di incidenza sui costi operativi, la spesa energetica delle imprese passerebbe dal 4,9% del totale dei costi nel 2025 al 5,9% nel 2026: un punto percentuale che, su bilanci industriali con margini già compressi, non è un dettaglio contabile.

L’esposizione, inoltre, non è uniforme sul territorio. Le regioni a maggiore vocazione manifatturiera sono anche le più colpite in termini assoluti: la Lombardia da sola assorbirebbe 5,4 miliardi di euro di aggravio, seguita da Emilia-Romagna (3 miliardi) e Veneto (2,9 miliardi). Sono anche le aree dove la densità di siti produttivi, magazzini e punti vendita rende più difficile, ma anche più redditizio, un controllo puntuale dei consumi sito per sito.

A livello normativo, il Decreto Bollette 2026, approvato il 18 febbraio 2026, ha introdotto misure di breve periodo per abbattere il costo dell’energia e interventi di medio-lungo periodo sui meccanismi che alimentano la volatilità dei prezzi. Sono strumenti utili, ma agiscono sul lato del mercato: non sostituiscono il lavoro che un’azienda può e deve fare sul proprio consumo, che resta l’unica leva interamente sotto il suo controllo.

Il problema di fondo: si gestisce solo quello che si misura

Ecco dove entra in gioco il vero nodo operativo. In molte aziende multi-sito, il consumo energetico viene ancora letto una volta al mese, con la bolletta del fornitore, aggregato per intero stabilimento o punto vendita. È un dato utile per il controllo di gestione, ma inutile per intervenire: non dice quale linea produttiva, quale reparto o quale impianto HVAC sta consumando più del previsto, né in quale fascia oraria il prezzo dell’energia acquistata è stato più alto.

Con un Pun che oscilla di oltre 8 euro a megawattora da una settimana all’altra, questa cecità granulare ha un costo diretto. Un’azienda che concentra i processi energivori nelle ore di punta, senza saperlo, sta pagando sistematicamente di più rispetto a chi sposta gli stessi carichi in fasce orarie meno costose. Ma per accorgersene serve un dato che oggi, nella maggior parte dei casi, semplicemente non esiste in azienda: il consumo in tempo reale, per sito, per linea, per fascia oraria.

Il risparmio energetico in azienda passa dal monitoraggio in tempo reale

È esattamente il problema che un sistema di monitoraggio energetico è progettato per risolvere. Piattaforme come Meter+, la soluzione SaaS di EKORE per il monitoraggio energetico multi-sito, raccolgono i dati di consumo da sensori e contatori installati sugli impianti e li aggregano in un’unica dashboard, con il dettaglio di sito, di linea e di fascia oraria.

Questo cambia concretamente il tipo di decisione che un energy manager o un responsabile tecnico può prendere:

  • Individuare gli sprechi nascosti: un compressore che resta acceso nei fine settimana, un impianto di climatizzazione che lavora a pieno regime in un’area vuota, un picco anomalo di notte. Sono anomalie che nella bolletta mensile scompaiono nella media, ma che un sistema di allerta in tempo reale segnala subito.
  • Spostare i consumi dove possibile: se un’azienda ha processi flessibili (cicli di lavorazione non vincolati a un orario preciso, ricariche, sistemi di accumulo), la visibilità sulle fasce di prezzo permette di pianificare quando consumare, non solo quanto.
  • Negoziare i contratti di fornitura con dati reali: un profilo di consumo storico e granulare è la base per confrontare offerte, valutare un contratto a prezzo fisso rispetto a uno indicizzato, o dimensionare correttamente un impianto fotovoltaico o un sistema di accumulo.
  • Dare al controllo di gestione un dato aggiornato, invece che la sorpresa a fine mese quando arriva la bolletta e il budget energetico è già superato.

Dashboard Meter+ di EKORE con monitoraggio energetico in tempo reale: consumo elettrico, spesa energetica, potenziale di risparmio e rating di efficienza di un edificio

 

Nessuna piattaforma di monitoraggio elimina la volatilità del mercato all’ingrosso: quella dipende da fattori geopolitici e di mercato che restano fuori dal controllo di una singola azienda. Ma la differenza tra chi subisce il rincaro e chi lo attenua sta quasi sempre nella capacità di vedere, prima che arrivi la bolletta, dove e quando si sta consumando di più. È lo stesso principio alla base di un sistema di monitoraggio energetico e KPI da misurare ben progettato: senza dato granulare, ogni intervento di efficientamento è una scommessa.

Prepararsi alla prossima oscillazione, non solo a questa

Il rincaro di settembre non sarà l’ultimo. Con un mercato del gas ancora esposto a fattori geopolitici e una domanda elettrica che continuerà a crescere nei mesi più caldi e più freddi, le aziende che si dotano ora di un sistema di monitoraggio granulare arrivano al prossimo picco di prezzo con una domanda diversa da porsi: non “quanto ci è costato”, ma “dove possiamo intervenire prima che ci costi di più”. È la differenza tra subire i costi energetici aziendali come una voce di spesa imprevedibile e gestirli come una leva operativa su cui si può, davvero, agire. Oggi il risparmio energetico in azienda passa più dal dato che si ha sotto mano che dagli interventi strutturali sugli impianti.

Se vuoi capire come Meter+ può darti visibilità in tempo reale sui consumi energetici della tua azienda, multi-sito o su un singolo stabilimento, contattaci per una demo.

Compila il form

Articoli correlati
EKORE Digital Twin, piattaforma di monitoraggio energetico e gestione del patrimonio immobiliare

EKORE Digital Twin: da prototipo validato a piattaforma pronta per il mercato

Settembre 9, 2026
software energy management

Software energy management: 8 funzioni chiave per gli edifici

Agosto 25, 2026
consumi elettrici

Consumi elettrici: perché a luglio l’Italia ha toccato il record (e cosa insegna)

Agosto 19, 2026

EKORE socia FIRE: al fianco di chi promuove l’uso razionale dell’energia in Italia

Agosto 17, 2026
Articoli correlati
EKORE Digital Twin, piattaforma di monitoraggio energetico e gestione del patrimonio immobiliare

EKORE Digital Twin: da prototipo validato a piattaforma pronta per il mercato

Settembre 9, 2026
software energy management

Software energy management: 8 funzioni chiave per gli edifici

Agosto 25, 2026
consumi elettrici

Consumi elettrici: perché a luglio l’Italia ha toccato il record (e cosa insegna)

Agosto 19, 2026

EKORE socia FIRE: al fianco di chi promuove l’uso razionale dell’energia in Italia

Agosto 17, 2026

Si sono già affidati a Ekore

logo-2
logo-1
logo-3
logo-4
logo-5
logo-6
logo-7
logo-8
logo-9
logo-10
logo-11
logo-12
logo-13
logo-14
Palazzetti-Logo-2
BeB-logo
SONEPAR-LOGO
Svicom-logo-2
Apleona-logo-6