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Risparmio energetico per hotel e negozi: la guida 2026

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Settembre 24, 2026
Infografica risparmio energetico 2026: rincaro bollette diviso tra negozi, hotel, ristoranti e bar

Nel secondo semestre del 2026 le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione pagheranno oltre un miliardo di euro in più di bolletta elettrica rispetto alle previsioni iniziali. Lo certifica uno studio di Confcommercio realizzato con il Centro Europa Ricerche (Cer), pubblicato il 19 settembre 2026 da Il Sole 24 Ore: 494 milioni in più per i negozi, 164 milioni per gli alberghi, e altri 318 milioni distribuiti tra ristoranti, bar e grande distribuzione. Per chi gestisce un hotel o un negozio, il risparmio energetico non è più un tema di sostenibilità da citare nel bilancio sociale: è la voce di conto economico che decide se la stagione o la campagna commerciale chiude in utile o in pareggio.

Il dato interessante non è solo l’entità dell’aumento, ma la sua origine. E soprattutto quanto di quel costo sia, in realtà, governabile.

Perché il risparmio energetico hotel e negozi è sotto pressione nel 2026

Secondo l’analisi Confcommercio-Cer, la spesa energetica trimestrale del terziario di mercato può salire fino a 2,9 miliardi di euro, un livello toccato solo nel 2022, all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina. L’aumento nasce da un doppio effetto che si somma.

Da un lato i consumi elettrici, saliti del 15% nel terzo trimestre rispetto alla primavera per il maggiore ricorso alla climatizzazione estiva: condizionatori nelle camere e nei punti vendita, vetrine e insegne illuminate, impianti HVAC (Heating, Ventilation, Air Conditioning, cioè riscaldamento, ventilazione e climatizzazione) che lavorano a pieno regime per settimane. Dall’altro il prezzo dell’energia, che a settembre corre più che altrove: il Pun (il Prezzo Unico Nazionale, cioè il prezzo all’ingrosso dell’elettricità) segna un aumento del 73,3% sulla media 2025 e del 271,1% sui livelli pre-Covid.

Il differenziale con i principali partner europei si è allargato: 65,3 euro per megawattora rispetto alla Germania, 67,2 rispetto alla Spagna, 69,4 rispetto alla Francia. Un divario che nel 2019 non superava i 16 euro.

A complicare il quadro concorrono anche fattori internazionali che non dipendono dall’Italia: la crisi mediorientale in corso mantiene le quotazioni del Brent vicine ai 100 dollari al barile, mentre lo stop al gas russo continua a pesare sull’approvvigionamento europeo. Sul Ttf, l’indice di riferimento del gas naturale, il prezzo è oggi superiore del 161,2% rispetto a settembre 2025, mentre il petrolio segna un aumento del 55,7% da inizio anno.

Il mix energetico italiano pesa più che altrove

La causa strutturale è il mix di generazione elettrica. Nel 2025 il gas ha coperto il 43,7% della produzione elettrica nazionale, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania e appena il 3,2% della Francia. Le rinnovabili, ferme al 50%, restano sotto la Spagna (56,9%) e la Germania (56,3%). Con questa dipendenza, ogni tensione sul gas si scarica sul prezzo dell’elettricità più che nei Paesi concorrenti.

A questo si aggiunge la componente di oneri e imposte, cresciuta in Italia del 33,9% tra il 2021 e il 2025, mentre calava in Spagna e Germania. Confcommercio chiede da tempo un intervento su questa voce, insieme a incentivi fiscali per l’efficienza energetica, l’accelerazione di rinnovabili e reti di accumulo, e la diffusione di contratti di acquisto aggregato dell’energia.

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha commentato con toni netti: «Il peggioramento della situazione internazionale e il continuo incremento dei costi dell’energia stanno mettendo in seria difficoltà le imprese e riducono la fiducia delle famiglie», chiedendo di evitare che gli aumenti si scarichino interamente sulle bollette.

Sono riforme di sistema che, per tradursi in un alleggerimento reale delle bollette, richiedono tempi lunghi. Nel frattempo, chi gestisce un hotel o un negozio ha a disposizione una leva immediata e spesso sottovalutata. La domanda da porsi è: quanto di quella bolletta è spreco evitabile perché non monitorato?

Approfondisci anche Caro energia 2026: la via del risparmio energetico in azienda

La parte della bolletta che un albergo o un negozio può davvero controllare

Non tutto l’aumento della bolletta è fuori controllo. Il prezzo dell’energia (il Pun, gli oneri di sistema, il costo della materia prima) è una variabile esogena, e su quella si può intervenire solo scegliendo il contratto di fornitura più adatto (a prezzo fisso o indicizzato, secondo la propria esposizione al rischio). Ma i consumi, quelli sì, sono governabili quasi ogni giorno.

In una struttura ricettiva o in un punto vendita, tre voci concentrano la maggior parte della spesa energetica:

  • Climatizzazione, che nei mesi caldi (e in molte strutture anche in quelli freddi) può superare il 40% del consumo totale, spesso mal regolata rispetto all’occupazione reale delle camere o all’orario di apertura del negozio
  • Illuminazione e vetrine, spesso accese ben oltre l’orario di apertura (insegne, vetrine, faretti sui prodotti) e raramente modulate in base alla luce naturale o all’affluenza reale
  • Refrigerazione, dove presente (celle frigorifere negli hotel, banchi frigo nei negozi alimentari), attiva 24 ore su 24 indipendentemente dall’affluenza: un compressore che lavora in modo inefficiente o una guarnizione usurata genera un consumo costante e invisibile

Il problema non è la mancanza di volontà di intervenire. È la mancanza di visibilità. Senza un dato puntuale su quanto consuma ogni impianto, in ogni fascia oraria, la gestione energetica resta un’intuizione basata sulla bolletta che arriva a fine mese, quando ormai non si può più correggere nulla.

Dal contatore al dato: come funziona il monitoraggio energetico in tempo reale

Il primo passo per trasformare l’intuizione in gestione è avere accesso ai dati di consumo in tempo reale, senza dover installare hardware invasivo su un edificio che magari è già operativo da anni. Una piattaforma di monitoraggio energetico come Meter+ si collega direttamente ai contatori POD (Punto di Prelievo, il codice che identifica ogni fornitura elettrica) tramite i portali dei distributori, con attivazione in meno di 24 ore e uno storico dei consumi automatico fino a 18 mesi indietro.

Questo significa che un direttore di hotel o il responsabile di un negozio può vedere, sede per sede, come si distribuisce il consumo elettrico nell’arco della giornata, senza attendere la bolletta trimestrale. E l’analisi non si ferma al numero grezzo: un motore di intelligenza artificiale integrato analizza gli scostamenti rispetto alla baseline attesa, segnala anomalie e derive di consumo, e restituisce suggerimenti operativi concreti su dove intervenire.

Per una catena alberghiera con più strutture, o per un’insegna retail multi-punto vendita, questo tipo di visibilità cambia il tipo di decisione possibile. Non più “la bolletta di agosto è aumentata”, ma “il punto vendita di Rimini consuma il 18% in più di quello di Bologna a parità di superficie e orario di apertura, e il picco è concentrato tra le 14 e le 17”.

Approfondisci anche il monitoraggio energetico multi-sito

Quando serve andare oltre il contatore: il dettaglio impianto per impianto

Il monitoraggio da contatore risponde alla domanda “quanto consumo”. Ma dietro un impianto di climatizzazione, un banco frigo o un quadro di illuminazione, la domanda che conta davvero è “quale impianto consuma, e quando comincia a farlo in modo anomalo”.

È qui che entra in gioco un livello di dettaglio più fine, ottenuto con sensori IoT di campo (temperatura, umidità, vibrazioni, pinze amperometriche sui quadri elettrici) collegati a una piattaforma come Node (già Smart Monitoring). A differenza del monitoraggio da contatore, Node lavora a livello di singolo impianto o di singola linea (un’unità HVAC, un banco frigo, un quadro luci), e integra anche i dati di sistemi BMS (Building Management System, il sistema di gestione tecnica dell’edificio) già presenti in struttura.

Il vantaggio pratico è duplice. Sul fronte energetico, permette di isolare esattamente quale banco frigo o quale unità di climatizzazione sta assorbendo più del previsto, invece di intuirlo. Sul fronte manutentivo, gli stessi dati alimentano una logica di manutenzione predittiva: un compressore che vibra in modo anomalo o una cella che fatica a mantenere la temperatura target segnala il proprio degrado prima del guasto, non dopo, quando magari è agosto e il negozio (o l’hotel) è pieno di clienti.

Approfondisci l’articolo: manutenzione predittiva degli impianti

Cosa fare da subito, a prescindere dal prezzo dell’energia

Confcommercio ha ragione a chiedere un intervento strutturale sugli oneri di sistema e sul mix energetico nazionale: sono riforme che richiedono anni, non settimane. Nel frattempo, chi gestisce un hotel o un negozio ha comunque tre leve immediate:

Primo, misurare prima di intervenire. Senza un dato di partenza (una baseline) non è possibile sapere se un’azione correttiva funziona o se sta solo spostando il consumo su un’altra fascia oraria. Secondo, dare priorità agli impianti che lavorano sempre, non solo a quelli visibili al cliente: un banco frigo mal tarato o un’insegna sempre accesa pesano più di dieci lampadine spente in ritardo, semplicemente perché non si spengono mai. Terzo, misurare l’impatto di ogni intervento, non solo eseguirlo: un report conforme al protocollo IPMVP (International Performance Measurement and Verification Protocol, lo standard internazionale per verificare i risparmi energetici) trasforma un’azione gestionale in un dato dimostrabile, utile anche per bilanci di sostenibilità o richieste di incentivi.

Sul fronte contrattuale, vale la pena ricordare quanto segnalato da Elettricità Futura nella stessa analisi: la maggior parte degli utenti che ha sottoscritto contratti a prezzo fisso di 24-36 mesi sta pagando l’energia a condizioni molto più basse di quelle spot (circa 160 euro al MWh contro i 220 del Pun). La scelta del contratto giusto resta una leva importante, ma non sostituisce la gestione dei consumi: anche con il prezzo più basso del mercato, uno spreco resta uno spreco.

Il 2027 non promette sollievo, ma il margine di manovra c’è

L’Ufficio Studi di Confcommercio colloca lo scenario più sfavorevole per il 2027 con il Brent stabilmente sopra i 140 dollari: in questo scenario l’inflazione salirebbe di 0,7 punti, i consumi delle famiglie scenderebbero di mezzo punto (250 euro in meno a famiglia, 6,5 miliardi in totale) e la crescita del Paese tornerebbe allo “zero virgola”, con il Pil in calo di tre decimi. Per settori già sotto pressione come quello alberghiero e il commercio al dettaglio, aspettare che il prezzo dell’energia torni a livelli pre-2022 non è una strategia.

Sul fronte delle policy, all’inizio di settembre 2026 è emersa anche una proposta di credito d’imposta specifico sulle spese energetiche delle imprese turistiche, una categoria che copre gli hotel ma non il commercio al dettaglio. È un segnale che il problema è riconosciuto a livello istituzionale, ma resta una misura settoriale e con tempi di approvazione che non coincidono con quelli della bolletta che arriva ogni trimestre: per un negozio, così come per un hotel, la leva più rapida resta quella sui consumi.

La strategia possibile è ridurre la quota di consumo che oggi è spreco invisibile: climatizzazione mal regolata, banchi frigo inefficienti, illuminazione e insegne accese oltre l’orario necessario. Con una piattaforma come Meter+, il punto di partenza è la visibilità sui consumi in tempo reale, senza hardware da installare. Con Node, il passo successivo è il dettaglio impianto per impianto, dove il punto vendita e la sala macchine nascondono la maggior parte dei margini di risparmio energetico che restano davvero nelle mani di chi gestisce hotel e negozi.

Se vuoi capire quanto di questi 1.026 milioni riguardano la tua struttura e dove si nasconde il margine di risparmio, contattaci per una demo di Meter+ e Node applicata al tuo hotel o negozio.

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