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Sprechi energetici hotel: 4 problemi invisibili che gonfiano le bollette

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La bolletta arriva a fine mese. Il numero è alto, ma non c’è un motivo chiaro. Si sa che l’energia costa, che d’estate si spende di più per il raffrescamento, che in alta stagione i consumi salgono. Ma spesso il problema è altrove: in quello che succede di notte, nelle camere vuote, negli impianti che nessuno ha spento.

Gli sprechi energetici hotel sono, nella maggior parte dei casi, invisibili. Non perché siano impossibili da trovare, ma perché senza dati non si sa dove cercare. E i titolari di strutture ricettive, impegnati nella gestione quotidiana, raramente hanno strumenti per andare a fondo.

Secondo le stime di settore, l’energia è la seconda voce di spesa di un hotel, dopo il personale, con un’incidenza che può superare il 50% dei costi operativi fissi. Eppure una quota tra il 15% e il 25% di quei consumi avviene in condizioni di inutilizzo, quando l’edificio è praticamente vuoto.

Ecco i quattro sprechi più frequenti, quelli che raramente compaiono nelle analisi tradizionali ma che pesano ogni mese sulla bolletta.

1. L’impianto di climatizzazione che non sa quando le camere sono vuote

L’impianto HVAC (Heating, Ventilation, Air Conditioning, ovvero il sistema di riscaldamento, ventilazione e climatizzazione) è il consumatore principale di energia in un hotel: da solo può coprire fino al 50% dei consumi elettrici totali della struttura.

Il problema è che nella maggior parte degli hotel questo impianto funziona a prescindere dall’occupazione reale. Durante le ore centrali della giornata, quando gli ospiti sono fuori, le camere restano vuote per il 60-65% del tempo. Eppure il condizionatore continua a mantenere la temperatura impostata, come se qualcuno fosse ancora lì.

Moltiplicato per decine o centinaia di camere, su 365 giorni l’anno, questo rappresenta una perdita di energia pura.

La soluzione non è spegnere tutto: un ospite che rientra in camera e trova 30 gradi d’estate non è un buon segnale. Il punto è modulare i consumi in base alla presenza reale, riducendo il set-point quando la stanza è vuota e riportandola a regime in tempo utile prima del rientro. Sistemi di controllo collegati ai dati di occupazione possono ridurre i consumi HVAC tra l’8% e il 25% senza impattare minimamente sul comfort degli ospiti.

efficienza energetica hotel
efficienza energetica hotel

2. I carichi fantasma: quello che consuma di notte senza che nessuno lo sappia

Dopo l’ultimo check-out, quando le luci si abbassano e il ristorante chiude, l’hotel sembra fermo. In realtà, una serie di apparecchiature continua a consumare elettricità nell’ombra.

Si chiamano carichi fantasma (o ghost loads): pompe di circolazione, compressori, sistemi di ventilazione in standby, insegne luminose esterne, impianti di produzione di acqua calda sanitaria. Nessuno li ha accesi deliberatamente per la notte. Semplicemente non sono stati spenti, o non è mai stato configurato un orario di funzionamento coerente.

In un hotel di medie dimensioni del Nord Italia (22 camere), uno studio ha rilevato costi energetici mensili superiori a 1.500 euro anche in bassa stagione, con punte di 5.000 euro a dicembre, in gran parte riconducibili a carichi di base non governati.

Senza un sistema di monitoraggio che legga i consumi per singolo circuito o per zona, queste perdite rimangono sepolte nella voce generica “energia elettrica” della bolletta. Non si sa chi consuma, quanto, e a che ora. E quello che non si misura non si può ottimizzare.

3. L’illuminazione degli spazi comuni: sempre accesa, spesso per nessuno

Corridoi, parcheggi, aree di servizio, lobby: gli spazi comuni di un hotel sono illuminati spesso con logiche fisse, invariate nel corso della giornata e dell’anno. Una luce che si accende alle sei del mattino e si spegne a mezzanotte, indipendentemente da quante persone ci transitino effettivamente.

L’illuminazione incide per circa il 14% dei consumi elettrici in un edificio commerciale. In un hotel, con aree comuni sempre operative, il peso è spesso ancora più significativo.

Il problema principale non è la tecnologia delle lampade, ma la mancanza di controllo intelligente: sensori di presenza assenti, orari non programmati, intensità non modulata in base alla luce naturale disponibile. Le aree di servizio, i corridoi dei piani, i magazzini, le scale: ambienti che vengono illuminati a piena potenza per dodici, quattordici ore al giorno indipendentemente dall’uso reale.

Programmare cicli di accensione coerenti con i flussi di persone, abbinare sensori di presenza nelle aree secondarie, monitorare i consumi per area: azioni relativamente semplici, con un impatto diretto e misurabile sulla bolletta.

risparmio energetico strutture ricettive
risparmio energetico strutture ricettive

4. L’assenza di una baseline: il problema che genera tutti gli altri

I tre sprechi descritti sopra hanno una cosa in comune: sono difficili da scoprire senza dati. Non perché siano nascosti di proposito, ma perché la bolletta mensile non li rivela.

Una bolletta dice quanto si è consumato. Non dice quando, dove, in quale condizione operativa. Non dice se quel consumo è coerente con il tasso di occupazione di quel mese, o se c’è stata un’anomalia il martedì notte, o se un impianto ha iniziato a consumare il 20% in più rispetto all’anno scorso senza che nessuno se ne accorgesse.

Questa mancanza di baseline energetica (ovvero di un riferimento storico e contestuale con cui confrontare i consumi correnti) è lo spreco più invisibile di tutti, perché genera gli altri tre: finché non si sa dove si consuma davvero, non si può decidere dove intervenire.

Nelle strutture ricettive italiane la questione è ancora più rilevante: il 60% degli hotel ha più di 30 anni e il 20% supera il secolo di vita (fonte: ENEA, Federalberghi). Gli impianti invecchiano in silenzio. Una pompa che perde efficienza anno dopo anno, un sistema di ventilazione fuori regolazione, una zona che inizia a consumare fuori norma. Senza monitoraggio continuo, questi segnali arrivano solo quando il problema è già grande e costoso.

Come iniziare a vedere quello che la bolletta non mostra e ridurre sprechi energetici hotel

Non serve una ristrutturazione completa per recuperare efficienza. Spesso basta misurare prima di agire.

Installare sensori di monitoraggio energetico per zona o per impianto, collegati a una piattaforma che aggrega i dati in tempo reale, permette di costruire quella baseline che oggi manca. Si inizia a vedere quando si consuma di più, cosa, e perché. Le anomalie emergono. Le decisioni diventano concrete invece che intuitive.

È con questa logica che in EKORE abbiamo sviluppato Meter+, la nostra piattaforma di monitoraggio energetico multi-sito. I dati di consumo, letti in tempo reale per singolo impianto o per area, permettono di individuare esattamente dove agire, senza interventi strutturali costosi e senza doversi fidare solo della bolletta di fine mese.

Una delle funzioni più utili per chi gestisce una struttura ricettiva è la reportistica mensile automatica. Ogni mese, Meter+ genera un report che non si limita a sommare i kilowattora consumati: mette in relazione i consumi energetici con il tasso di occupazione dell’hotel, giorno per giorno. Il risultato è un’analisi concreta: quanto ha consumato la struttura per ogni camera occupata? I consumi del martedì con il 30% di occupazione sono proporzionati rispetto al venerdì con il 90%? C’è un picco inspiegabile durante la settimana di bassa stagione?

Questo tipo di lettura trasforma l’energia da voce di costo generica a indicatore gestionale. Il titolare smette di chiedersi “perché la bolletta è alta” e inizia a capire esattamente in quali condizioni operative la struttura consuma di più, dove c’è margine di miglioramento e quali interventi hanno davvero prodotto un effetto sulla bolletta. Un linguaggio che chi gestisce un hotel conosce bene, applicato finalmente anche all’energia.

Un dato concreto vale più di mille stime. E spesso vale anche qualche migliaio di euro all’anno in meno sulla bolletta.

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